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Gay & Bisex

Il soldato in prigione pt3


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
19.02.2026    |    1.781    |    1 9.0
"I tre lo seguirono: Bull venne nel culo, riempiendolo di calore appiccicoso che colava fuori lungo le cosie; Jax in bocca, costringendolo a ingoiare ogni goccia amara; Marco sul petto, spruzzando..."
Capitolo Finale: Il Marchio Eterno

Mesi erano passati come un'ombra ininterrotta nella cella B-12, e Alex Rivera aveva smesso di contare i giorni. L'accusa falsa di abuso su quella recluta – un complotto che aveva distrutto la sua carriera luminosa – non era più un incubo da combattere. Le petizioni inviate si erano perse nel nulla, i contatti con l'esterno tagliati di netto. Ora, l'ex capitano, con il suo corpo atletico forgiato da anni di addestramento, era solo un'estensione dei desideri di Bull, Jax e Marco. La sua muscolatura definita, le spalle larghe e le cosce potenti non evocavano più rispetto, ma solo opportunità per il loro dominio. Ogni sessione lo trasformava ulteriormente, il suo ano dilatato e sensibile, la bocca abituata al sapore salato dei loro umori, il cazzo che si ergeva traditore a ogni tocco imposto. La parrucca bionda e il barattolo di vaselina erano i suoi nuovi emblemi, simboli di una resa che aveva iniziato come violenza e si era evoluta in una fame fisica inestinguibile.

Quella notte, l'atmosfera nella cella pulsava di un'energia diversa, più premeditata. Le guardie avevano annunciato una 'ispezione' che in realtà era un pretesto per lasciare la sezione incustodita più a lungo, un tacito consenso alla routine che si era stabilita. Bull, il colosso tatuato con cicatrici che raccontavano storie di battaglie dimenticate, si alzò dalla branda e fissò Alex, che sedeva in silenzio contro il muro, la tuta arancione appiccicata alla pelle sudata. 'Stasera ti prepariamo per il gran finale, troia,' annunciò con un ghigno, la voce bassa e ruvida come ghiaia. 'Niente fretta. Ti apriremo piano, fino a farti implorare di più.' Alex non rispose verbalmente, ma il suo corpo reagì: un brivido gli percorse la spina dorsale, il respiro si fece corto, e tra le gambe sentì il familiare gonfiore. Odiava quella reazione automatica, ma non poteva negarla – era dipendente, legato a loro da un ciclo di dolore e estasi che aveva riscritto la sua esistenza.

Jax, con i suoi muscoli snelli e i capelli rasati, afferrò il barattolo di vaselina dal ripiano improvvisato, l'odore untuoso che si sparse immediatamente, sovrapponendosi al lezzo persistente di sudore maschile e metallo ossidato. 'Inginocchiati,' ordinò, e Alex obbedì senza esitazione, le ginocchia che urtavano il pavimento freddo. Marco, il più taciturno dei tre con il suo fisico compatto e le mani callose, gli tolse la tuta con movimenti lenti, esponendo il torso scolpito, i pettorali che si alzavano e abbassavano rapidamente, i capezzoli già turgidi per l'anticipazione. 'Sei nostro, soldato,' mormorò Marco, passando una mano sul ventre piatto di Alex, scendendo fino a sfiorare il cazzo semi-eretto. 'Niente più sogni di libertà. Solo questo.'

Iniziarono con una preparazione meticolosa, un rituale che aveva perso ogni traccia di resistenza da parte di Alex. Jax gli spalmo vaselina sulle natiche, le dita che massaggiavano la pelle tesa, separando le chiappe per accedere all'ingresso già allentato dalle sessioni precedenti. 'Rilassati,' disse, inserendo un dito piano, ruotandolo per lubrificare le pareti interne. Alex emise un gemito basso, spingendo indietro i fianchi in un gesto istintivo, il muscolo che si contraeva e poi cedeva, accogliendo l'invasione con una facilità che lo umiliava. Il bruciore era minimo ora, sostituito da una pressione calda che irradiava piacere su per il suo corpo, facendogli contrarre gli addominali. Bull gli calò la parrucca sulla testa, le ciocche bionde che gli incorniciavano il viso arrossato, trasformandolo in una parodia di femminilità forzata. 'Indossala bene, puttana,' rise Bull, tirando leggermente i capelli finti per inclinare la testa di Alex all'indietro. 'Stasera ti useremo come meriti.'

Marco si posizionò di fronte, slacciando i pantaloni per rivelare il suo cazzo curvo e venoso, già rigido e con una goccia di pre-cum sulla punta. 'Succhia,' comandò, premendo la cappella contro le labbra di Alex. La bocca si aprì docilmente, le labbra che si avvolgevano intorno al membro, la lingua che leccava la vena pulsante mentre Marco spingeva dentro, riempiendo la gola con spinte lente. Alex succhiò con dedizione, la saliva che colava agli angoli della bocca, il sapore muschiato che gli riempiva i sensi. Jax aggiunse un secondo dito nel culo, pompando dentro e fuori con un ritmo costante, le nocche che sfregavano la prostata e mandavano scintille di piacere che facevano indurire completamente il cazzo di Alex, facendolo dondolare tra le gambe.

'Guarda come risponde,' commentò Jax, ritraendo le dita per ungere il suo proprio cazzo snello con vaselina fresca. Si allineò contro l'ano di Alex e spinse avanti, penetrandolo con una fluidità che testimoniava la preparazione. Il membro scivolò dentro fino alla base, le palle che premevano contro la pelle sudata. Alex mugolò intorno al cazzo di Marco, il suono vibrante che fece gemere l'uomo, ma non si fermò: il culo si strinse intorno all'invasione, un misto di pienezza e frizione che lo faceva ansimare. Jax iniziò a muoversi, spinte profonde e misurate che facevano sbattere i loro corpi, il sudore che colava dalla schiena dell'intruso e gocciolava sul pavimento. L'odore si intensificò – vaselina oleosa mista a sudore acre, il tanfo di ascelle non lavate e l'eccitazione maschile che saturava l'aria umida della cella.

Bull non rimase in disparte. Si inginocchiò accanto ad Alex, afferrando il suo cazzo eretto e masturbandolo con movimenti lenti, la mano ruvida che stringeva la base e saliva fino alla cappella sensibile. 'Senti come ti piace,' grugnì, torcendo leggermente il polso per aumentare la stimolazione. Alex inarcò la schiena, il corpo teso tra le spinte di Jax nel culo e la bocca piena di Marco, la mano di Bull che lo portava al bordo del piacere. Le lacrime gli rigarono le guance sotto la parrucca, ma non erano solo di dolore – erano di un abbandono totale, la mente che si svuotava di ogni residuo di orgoglio maschile. Non era più Alex Rivera, l'ufficiale decorato; era un buco da riempire, un corpo da usare, e quella verità lo eccitava in un modo viscerale.

'Cambio posizioni,' ordinò Bull dopo minuti di questo tormento ritmico, e lo spostarono senza pietà. Alex fu messo a pecorina, la parrucca che gli dondolava intorno al viso mentre Bull prendeva il posto di Jax, il suo cazzo più spesso che stirava l'ano al massimo, affondando con una spinta decisa che lo fece urlare sommessamente. Il dolore acuto si fuse con il piacere profondo, la prostata sfregata senza misericordia mentre Bull pompava con forza, le mani che afferravano i fianchi muscolosi per controllare il ritmo. Jax si spostò in bocca, il suo membro che scivolava tra le labbra gonfie, spingendo in gola con spinte rapide. Marco, ora libero, si unì masturbando il cazzo di Alex di nuovo, alternando con schiaffi leggeri sulle natiche per farle arrossare.

La scena si protrasse, un turbine di corpi e umori. Si alternarono nei turni: Marco nel culo, le sue spinte più erratiche e profonde che facevano tremare le cosce di Alex; Jax che lo inculava mentre Bull gli ficcava il cazzo in bocca, le palle che sbattevano contro il mento; Bull che lo penetrava da dietro mentre gli altri lo tenevano fermo, uno per braccio, dilatandogli la bocca con dita e cazzo insieme. Alex perse la cognizione del tempo: il suo ano pulsava, lubrificato e aperto, accogliendo ogni invasione con una avidità che lo tradiva; la bocca era un pozzo di saliva e pre-cum, la gola irritata ma obbediente; il suo cazzo, ignorato per lunghi tratti, gocciolava incessantemente, negandogli il rilascio per prolungare l'agonia del desiderio. L'odore era soffocante – sudore che colava da ogni poro, vaselina che rendeva la pelle scivolosa e appiccicosa, il seme imminente che aleggiava come una promessa.

Lo portarono al limite ripetutamente. Jax gli torse i capezzoli tra le dita, facendolo contorcersi; Marco gli infilò un pollice nel culo accanto al cazzo di Bull, dilatandolo ulteriormente; Bull gli schiaffeggiò il viso mentre lo scopava in bocca, lasciando impronte rosse sotto la parrucca. Alex gemette senza ritegno, il corpo un instrumento ipersensibile, i muscoli che si contraevano a ogni tocco. La sua identità maschile si dissolveva: non c'era più forza, solo sottomissione; non c'era più comando, solo obbedienza al piacere imposto. Il suo cazzo pulsava, implorando, mentre loro lo usavano come un oggetto, ridendo dei suoi ansiti, del modo in cui il suo culo si contraeva avido intorno ai loro membri.

'Adesso,' ringhiò finalmente Bull, mentre lo inculava con spinte feroci, la mano che avvolgeva il cazzo di Alex e lo pompava velocemente, il pollice che sfregava la cappella. Jax e Marco lo bloccarono, uno spingendo in bocca, l'altro leccandogli il collo sudato e mordicchiandogli la spalla. L'orgasmo lo travolse come una tempesta, il corpo che si irrigidiva mentre sborrava in fiotti caldi sulla mano di Bull e sul pavimento, spasmi che lo scuotevano dal profondo. I tre lo seguirono: Bull venne nel culo, riempiendolo di calore appiccicoso che colava fuori lungo le cosie; Jax in bocca, costringendolo a ingoiare ogni goccia amara; Marco sul petto, spruzzando sulla pelle sudata e sui pettorali tesi.

Crollarono tutti, ansimanti, ma Alex fu il primo a essere lasciato lì, esausto e tremante. I compagni si alzarono piano, pulendosi con stracci logori, scambiando commenti soddisfatti prima di uscire per un breve intervallo, lasciando la cella immersa in un silenzio rotto solo dal suo respiro affannoso. Solo, Alex si mosse lentamente, le gambe deboli, il corpo coperto di residui – sudore, sborra, vaselina che lo rendeva untuoso e segnato. Fissò la parrucca caduta accanto a lui, le ciocche bionde macchiate e aggrovigliate, e il barattolo aperto poco distante, l'odore oleoso che persistevano come un marchio indelebile.

La sua vecchia vita – l'uniforme impeccabile, i saluti militari, la medaglia al valore – era un ricordo sbiadito, sepolto sotto strati di umiliazione e dipendenza. Non c'era più lotta, solo accettazione. Apparteneva a loro ora, ai suoi carcerieri, un giocattolo eterno in quell'inferno senza fine. Con un sospiro profondo, Alex prese la parrucca e la posò sulla branda, sapendo che l'avrebbe indossata di nuovo all'alba. Era il suo mondo, e in quel mondo, era completo.
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